mercoledì 19 novembre 2008

Filippo Corridoni


Un post dedicato al sindacalista rivoluzionario di inizio del XX secolo che ha dato il nome alla città in cui sono nato. Un uomo come oggi se ne vedono sempre meno e che ha legato indissolubilmente le sue idee alla Vita. Onore a Filippo Corridoni!

Filippo Corridoni (Pausula, 19 agosto 1887 – San Martino del Carso, 23 ottobre 1915) è stato un sindacalista, militare ed intellettuale italiano.

La gioventù
Il padre Enrico era operaio in una fornace. Grazie all'aiuto di un prozio francescano e predicatore ricevette un'infarinatura di cultura umanistica. Venne avviato al lavoro di fornace dopo le elementari, ma, dotato di vivissima intelligenza, proseguì gli studi, anche grazie ad una borsa di studio presso l'Istituto superiore industriale di Fermo. Si appassionò alle letture su Carlo Pisacane, Giuseppe Mazzini e Karl Marx, ed iniziò così ad evidenziarsi il suo carattere proteso alla difesa dei più deboli.

Le prime lotte
Nel 1905 a Milano, metropoli in fermento per la nuova fase di rivoluzione industriale, trovò lavoro quale disegnatore tecnico presso l'industria metallurgica "Miani e Silvestri".
Divenne segratario della sezione giovanile del Partito socialista di Porta Venezia e fondò con Maria Rygier, giovane anarchica, il giornale Rompete le Righe, avvicinandosi così sempre più alla corrente sindacalista rivoluzionaria. La natura espressamente antimilitarista del giornale gli fruttò cinque anni di detenzione. Uscì grazie ad un'amnistia riparando a Nizza. Fu presente a Parma nel 1908 per gli scioperi dei braccianti, sotto il nome di Leo Celvisio, a ricordo della rocca di San Leo, fortezza papalina dove venivano rinchiusi soprattutto i detenuti politici
Nel contempo conobbe Alceste De Ambris, ed ebbe inizio fra i due una durevole e salda amicizia, come anche col fratello di Alceste, Amilcare. Quest'ultimo sposò in seguito la sorella di Corridoni, divenne segretario del sindacato metalmeccanico fascista e fu fra i difensori di Parma che fronteggiarono l'attacco degli squadristi di Italo Balbo assieme agli arditi del Popolo ed alla Legione Proletaria Filippo Corridoni.

L'agitazione
Scrisse sul giornale L'Internazionale, organo della Camera del Lavoro "sindacalista rivoluzionaria" di Parma, poi pubblicato anche a Milano e Bologna: oltre ai fratelli De Ambris, si occupavano del giornale Michele Bianchi, Paolo Mantica, Tullio Masotti, Umberto Pasella, Cesare e Romualdo Rossi, Angelo Oliviero Olivetti, ed altri esponenti del sindacalismo rivoluzionario, che si ritroveranno, almeno in parte, nei Fasci d'Azione Internazionalista. La polizia lo identificò a causa della sua forte partecipazione alle iniziative politiche, e Corridoni dovette fuggire a Lugano, "Patria degli Anarchici", come ricorda una delle più famose canzoni dell'anarchia.
Nel biennio 1909-10 gli fu possibile rientrare nel Modenese grazie ad una nuova amnistia e dirigere la Camera del lavoro di San Felice sul Panaro, tentando una improbabile sintesi fra le posizioni rivoluzionarie e quelle riformiste del proletariato socialista, pur propendendo per le posizioni rivoluzionarie. L'operazione non riuscì e Corridoni venne emarginato dal movimento sindacale, in cui prevalse l'ala riformista.
Dopo un altro arresto (Corridoni fu arrestato circa trenta volta nella sua pur breve vita), fondò Bandiera Rossa, giornale poco fortunato, passò quindi a collaborare con due testate dirette da Edmondo Rossoni, l'una evoluzione dell'altra: Bandiera Proletaria e Bandiera del Popolo, la cui stessa nomenclatura indica uno spostamento dalle posizioni di lotta di classe a posizioni più mediate in riferimento alla lotta di classe.

Un sindacalista rivoluzionario e avverso ai conflitti coloniali
Sconfitto nel tentativo di innescare principi rivoluzionari nel sindacato, si trasferì a Milano e nel 1911-12 riprese la sua operazione con la classe operaia, tentando di introdurre nel sindacato il metodo organizzativo basato sull'unità produttiva e sul ruolo qualificato dell'addetto. Secondo il suo pensiero, questo metodo, avrebbe portato a nuovi tipi di relazioni industriali, ma nel contempo avrebbe introdotto un principio interclassista dal punto di vista politico. Nonostante tale metodo non avesse fatto proseliti, Corridoni fu riconosciuto come uno dei capi del sindacalismo rivoluzionario di Milano.
Al tempo della guerra di Libia Corridoni prese posizioni nettamente contrarie al conflitto. In seguito prese parte a Modena al congresso istitutivo dell'Unione Sindacale Italiana (USI), scissione della Confederazione generale del Lavoro (CGdL), il sindacato confederale legato fortemente al partito socialista. Tutta una serie di personaggi di spicco passarono all'USI, dai fratelli De Ambris a Giuseppe Di Vittorio, che fu con gli Arditi del Popolo fra i difensori della Camera del Lavoro di Ancona.
L'USI ebbe numerose adesioni a livello nazionale, in particolare a Genova, dove le camere del lavoro più importanti, come quella di Sestri Ponente, passarono in gran parte dai confederali all'USI.
Diventato responsabile dell'Unione Sindacale Milanese (USM), associata all'USI, da lui costituita a Milano con la stretta collaborazione dei fratelli De Ambris, organizzò una serie di scioperi ed ottenne l'adesione al sindacato USM dei sindacati metallurgici, dei gassisti, dei lavoratori del vestiario, dei tappezzieri di carta e dei decoratori. Furono anni di intensa collaborazione coi De Ambris quelli fra il 1913-14, in cui venne appoggiato nella sua azione dall'allora direttore dell'Avanti, Benito Mussolini.
Ritornò nuovamente in carcere quale autore dell'opuscolo Riflessioni sul sabotaggio; uscito dal carcere ritrovò l'USM fortemente indebolita ed attaccò Mussolini tramite articoli su L'Internazionale per sopravvenuti dissensi, fino alla "settimana rossa" di Ancona del 1914, dopo la quale, vista la sua notorietà di infaticabile agitatore e trascinatore, venne attaccato vivacemente dal Corriere della Sera.

La conversione all'interventismo
Arrestato dopo il fallimento della "Settimana Rossa", intraprese il percorso che lo portò all'"interventismo di sinistra" e a fondare i Fasci d'Azione Internazionalista insieme a Decio Bacchi, Michele Bianchi, Ugo Clerici, Alceste De Ambris, Amilcare De Ambris, Attilio Deffenu, Aurelio Galassi, Angelo Oliviero Olivetti, Decio Papa, Cesare Rossi, Silvio Rossi, Sincero Rugarli, Libero Tancredi. Questa svolta era basata sull'ipotesi che una sconfitta delle potenze reazionarie e retrograde, per lui rappresentate dagli Imperi centrali, avrebbe aperto nuove dinamiche per uno sbocco rivoluzionario,
Nel 1915 Corridoni continuò nella propria azione di interventista e sindacalista organizzando scioperi dei gassisti. Nel contempo, su iniziativa di Mussolini nacquero i Fasci d'Azione Rivoluzionaria, gruppo che rinserrò ed organizzò i ranghi dell'interventismo di sinistra ed evoluzione dei Fasci d'Azione Internazionalista: le personalità sindacaliste rivoluzionarie e di sinistra si accodavano così alla campagna sostenuta dalla borghesia italiana, e diretta dalle colonne del Corriere della Sera, volta ad orientare verso la partecipazione alla guerra le operaie e gli intellettuali. Corridoni stesso si recò a Parigi, grazie all'interessamento del Ministro del lavoro francese, cercando di orientare i lavoratori italiani verso simpatie filofrancesi con l'intento di avere condizioni vantaggiose per i lavoratori stessi: Ovvero il pluri pregiudicato Corridoni ha una libertà d'azione veramente singolare.
Al ritorno fu di nuovo brevemente arrestato per una vecchia imputazione ma ebbe il tempo di scrivere in carcere Sindacalismo e Repubblica in cui sono espresse idee guida circa una futura repubblica a democrazia diretta ed "antipartitica". La sua azione era ormai parallela a quella di Benito Mussolini, con comizi per l'interventismo. L'atmosfera ideale per tutta una serie di intellettuali, sindacalisti rivoluzionari, socialisti rivoluzionari ed interventisti di sinistra fu quella delle radiose giornate di maggio di Gabriele D'Annunzio.

Morte di Corridoni
Bozzetto del monumento a Filippo Corridoni realizzato dello scultore Diego De Minicis per il concorso indetto dal Comune di Pausula (precedente denominazione del Comune di Corridonia)
Allo scoppio della prima guerra mondiale Corridoni partì volontario; essendo però minato dalla tisi, che lo affliggeva da anni, fu assegnato ai servizi di retrovia. Ciò nonostante insisté per essere inviato al fronte: ci riuscì e partecipò ai combattimenti sul Carso, dove trovò la morte per ferita d'arma da fuoco in seguito a un assalto alla trincea austriaca. Risultò così profetica la sua affermazione eroica: "Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!".
Venne decorato alla memoria con medaglia d'argento al valor militare, decorazione che Benito Mussolini fece convertire in medaglia d'oro nel 1925. Lo ricorda un monumento del 1933, opera dello scultore Francesco Ellero, sul Carso goriziano nel luogo dove cadde (Trincea delle Frasche).

Nella piazza in stile fascista della sua città natale, Pausula (oggi rinominata Corridonia), si erge ancora la statua del Corridoni in punto di morte inaugurata da Mussolini durante il Ventennio.