
Riporto la voce su Wikipedia dedicata a Cecco d'Ascoli. Chi fu Cecco d'Ascoli? Fu un poeta e medico del XIV secolo. La sua opera più famosa fu Acerba Etas, una enciclopedia in versi in polemica con la Divina Commedia, destinata ad essere inserita nell' Index librorum prohibitorum.
Dal nome di questa enciclopedie in sestine prese spunto la rivista fiorentina Lacerba, fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici e divenne il principale organo di diffusione del Futurismo. Nella testata futurista infatti si leggeva l'incipit della Acerba Etas : "Qui non si canta al mondo delle rane".
Forse la simpatia dei futuristi con il medico ascolano è dovuta ad alcune proposizioni sulla cognitio futurorum contenute nel commento alla Sphaera mundi del Sacrobosco.
Certo è che Cecco d'Ascoli morì per quello per cui era vissuto, se si permise di gridare sul rogo, nel 16 settembre 1327: “L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”.
CECCO D'ASCOLI
Francesco Stabili, di Simeone, meglio noto come Cecco d'Ascoli (Ancarano, 1269 – Firenze, 16 settembre 1327), è stato un poeta, medico, insegnante e astrologo/astronomo (al tempo le due discipline erano unite) italiano.
All'età di diciotto anni, in Ascoli Piceno, entrò nel monastero di Santa Croce ad Templum, centro propulsore del'esoterismo templare della Marca Meridionale.
Cecco, nel 1309 a Firenze, fu astrologo di corte di Carlo II d'Angiò. Durante il soggiorno nella cittadina toscana strinse rapporti di amicizia con Dante Alighieri e con lui andò a Parigi nel 1311.
Con Guido Cavalcanti si recò in pellegrinaggio a San Giacomo di Campostela.
Si ristabilì a Firenze nel novembre 1314, poi fu a Bologna dove nel 1324 insegnava alla facoltà di medicina dell'Università di Bologna e qui subì la prima condanna per aver fatto dei commenti negativi sulla religione cristiana, condanna che consistette in una grossa multa, la perdita del lavoro, il sequestro di tutti i suoi libri di astrologia ed un certo numero di preghiere obbligatorie. La condanna fu data dall'inquisitore domenicano Lamberto da Cingoli. L'ammirazione di studenti e colleghi era però tale che dietro loro pressione l'anno dopo, nel 1325, Cecco riebbe la cattedra universitaria e venne addirittura promosso di livello.
Va ricordato che durante il periodo bolognese ebbe un breve soggiorno ad Avignone, presso la corte papale come medico personale di Papa Giovanni XXII.
Nel 1326 Carlo duca di Calabria, figlio primogenito del re Roberto d'Angiò (1309-1343) lo nominò medico di corte.
I suoi studi di astrologia ruotavano attorno ai commenti sul De principiis astrologiae del musulmano Alcabizio e il De sphaera mundi di Giovanni Sacrobosco.
Si interessava di astrologia ed entrò in sospetto del duca dopo un oroscopo negativo sulla di lui figlia (la futura Giovanna regina di Napoli, detta "la pazza").
Compose il poema l'Acerba, trattato filosofico-scientifico in volgare che, nelle intenzioni, doveva contrapporsi alla Divina Commedia, ma che rimase incompiuto dopo la condanna al rogo di Cecco per "errori contro la fede". Cecco d'Ascoli segue quindi la medesima sorte di altri intellettuali del suo tempo, come ad esempio Pietro d'Abano, dediti allo studio dell'astrologia e dell'alchimia, discipline non ufficialmente vietate ma spesso sospette di eresia.
Fu condannato al rogo dall'Inquisizione e morì arso davanti la chiesa di Santa Croce a Firenze il 16 settembre 1327. Tra i sei giudici che emisero la sentenza figurava anche Francesco da Barberino, autore dei Documenti d'Amore (Documenta Amoris). L'inquisitore che lo condannò fu Frate Accursio.
Tradizione vuole che la forte e multiforme personalità di Cecco sembrò resistere anche alle fiamme del rogo; qualcuno lo sentì urlare così: “L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”.
LEGGENDE
La madre di Cecco
Secondo l'umanista Angelo Colocci (riportato in Castelli, 1892), la madre del poeta era solita frequentare feste di carattere orgiastico che riprendevano quelle antiche in onore della dea Ancaria, l'antica Signora degli Animali dei Piceni, analoga alla Diana latina, e proprio nel prato dove sorgeva l'antico santuario della dea sarebbe nato Cecco d'Ascoli.
Costruzione del ponte di Cecco
Una leggenda popolare gli attribuisce la costruzione del Ponte di Cecco, che il diavolo, su comando del poeta, avrebbe realizzato in una sola notte.
Contese tra Cecco e Dante
Un'altra leggenda popolare fa riferimento alle numerose battaglie dottrinali tra Cecco d’Ascoli e l’amico Dante Alighieri. In particolare quest’ultimo sosteneva la capacità dell’educazione di assoggettare l’istinto mentre Cecco era convinto della superiorità della natura. La leggenda vuole che Dante, a conferma delle sue teorie, avesse addestrato un gatto a reggere con le zampe una candela accesa per fargli da lume durante i suoi studi e lo avesse mostrato all’amico. Cecco in risposta si presentò un giorno a casa di Dante portando con se una gabbia piena di topi; non appena li ebbe liberati davanti al felino questi lasciò la candela ed incurante dei richiami del padrone cominciò a rincorrerli.
L'Acerba può essere letta sulla rete al sito: http://www.classicitaliani.it/index134.htm
Dal nome di questa enciclopedie in sestine prese spunto la rivista fiorentina Lacerba, fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici e divenne il principale organo di diffusione del Futurismo. Nella testata futurista infatti si leggeva l'incipit della Acerba Etas : "Qui non si canta al mondo delle rane".
Forse la simpatia dei futuristi con il medico ascolano è dovuta ad alcune proposizioni sulla cognitio futurorum contenute nel commento alla Sphaera mundi del Sacrobosco.
Certo è che Cecco d'Ascoli morì per quello per cui era vissuto, se si permise di gridare sul rogo, nel 16 settembre 1327: “L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”.
CECCO D'ASCOLI
Francesco Stabili, di Simeone, meglio noto come Cecco d'Ascoli (Ancarano, 1269 – Firenze, 16 settembre 1327), è stato un poeta, medico, insegnante e astrologo/astronomo (al tempo le due discipline erano unite) italiano.
All'età di diciotto anni, in Ascoli Piceno, entrò nel monastero di Santa Croce ad Templum, centro propulsore del'esoterismo templare della Marca Meridionale.
Cecco, nel 1309 a Firenze, fu astrologo di corte di Carlo II d'Angiò. Durante il soggiorno nella cittadina toscana strinse rapporti di amicizia con Dante Alighieri e con lui andò a Parigi nel 1311.
Con Guido Cavalcanti si recò in pellegrinaggio a San Giacomo di Campostela.
Si ristabilì a Firenze nel novembre 1314, poi fu a Bologna dove nel 1324 insegnava alla facoltà di medicina dell'Università di Bologna e qui subì la prima condanna per aver fatto dei commenti negativi sulla religione cristiana, condanna che consistette in una grossa multa, la perdita del lavoro, il sequestro di tutti i suoi libri di astrologia ed un certo numero di preghiere obbligatorie. La condanna fu data dall'inquisitore domenicano Lamberto da Cingoli. L'ammirazione di studenti e colleghi era però tale che dietro loro pressione l'anno dopo, nel 1325, Cecco riebbe la cattedra universitaria e venne addirittura promosso di livello.
Va ricordato che durante il periodo bolognese ebbe un breve soggiorno ad Avignone, presso la corte papale come medico personale di Papa Giovanni XXII.
Nel 1326 Carlo duca di Calabria, figlio primogenito del re Roberto d'Angiò (1309-1343) lo nominò medico di corte.
I suoi studi di astrologia ruotavano attorno ai commenti sul De principiis astrologiae del musulmano Alcabizio e il De sphaera mundi di Giovanni Sacrobosco.
Si interessava di astrologia ed entrò in sospetto del duca dopo un oroscopo negativo sulla di lui figlia (la futura Giovanna regina di Napoli, detta "la pazza").
Compose il poema l'Acerba, trattato filosofico-scientifico in volgare che, nelle intenzioni, doveva contrapporsi alla Divina Commedia, ma che rimase incompiuto dopo la condanna al rogo di Cecco per "errori contro la fede". Cecco d'Ascoli segue quindi la medesima sorte di altri intellettuali del suo tempo, come ad esempio Pietro d'Abano, dediti allo studio dell'astrologia e dell'alchimia, discipline non ufficialmente vietate ma spesso sospette di eresia.
Fu condannato al rogo dall'Inquisizione e morì arso davanti la chiesa di Santa Croce a Firenze il 16 settembre 1327. Tra i sei giudici che emisero la sentenza figurava anche Francesco da Barberino, autore dei Documenti d'Amore (Documenta Amoris). L'inquisitore che lo condannò fu Frate Accursio.
Tradizione vuole che la forte e multiforme personalità di Cecco sembrò resistere anche alle fiamme del rogo; qualcuno lo sentì urlare così: “L’ho detto, l’ho insegnato, lo credo!”.
LEGGENDE
La madre di Cecco
Secondo l'umanista Angelo Colocci (riportato in Castelli, 1892), la madre del poeta era solita frequentare feste di carattere orgiastico che riprendevano quelle antiche in onore della dea Ancaria, l'antica Signora degli Animali dei Piceni, analoga alla Diana latina, e proprio nel prato dove sorgeva l'antico santuario della dea sarebbe nato Cecco d'Ascoli.
Costruzione del ponte di Cecco
Una leggenda popolare gli attribuisce la costruzione del Ponte di Cecco, che il diavolo, su comando del poeta, avrebbe realizzato in una sola notte.
Contese tra Cecco e Dante
Un'altra leggenda popolare fa riferimento alle numerose battaglie dottrinali tra Cecco d’Ascoli e l’amico Dante Alighieri. In particolare quest’ultimo sosteneva la capacità dell’educazione di assoggettare l’istinto mentre Cecco era convinto della superiorità della natura. La leggenda vuole che Dante, a conferma delle sue teorie, avesse addestrato un gatto a reggere con le zampe una candela accesa per fargli da lume durante i suoi studi e lo avesse mostrato all’amico. Cecco in risposta si presentò un giorno a casa di Dante portando con se una gabbia piena di topi; non appena li ebbe liberati davanti al felino questi lasciò la candela ed incurante dei richiami del padrone cominciò a rincorrerli.
L'Acerba può essere letta sulla rete al sito: http://www.classicitaliani.it/index134.htm
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